Il 19 giugno, il giorno prima del compleanno di John Taylor (to’, guarda qui che bella coincidenza!), questo blog ha compiuto due anni di vita!
E così Simon Le Bon è diventato nonno. No-nn-o. Gulp!
L’altro giorno quando l’ho appreso non ho potuto che essere felice per lui e accogliere con entusiasmo il suo tweet carico di orgoglio. Come tutti i nonni del pianeta, credo.
Ho riso, divertita e intenerita, nel leggere i suoi messaggi al mondo.
Bellissimo, totalmente da lui, autodefinirsi “The Glamfather“.
THE GLAMFATHER!
— Simon Le Bon (@SimonJCLeBON) June 7, 2018
Solo che poi ieri nel raccontarlo ad una collega, mi è scappata la famosa “lacrima sul viso“.
Mi fa impressione.
Ho fatto un rapido calcolo e occhio e croce oggi dovrebbe essere il diecimillesimo giorno (minuto più, minuto meno) della mia vita da pendolare.
È da trentatre anni, fatto salve alcune interruzioni di percorso, che la mia vita si muove sui binari di un treno quasi sempre in ritardo.
Da un rigido gennaio 1985 per l’esattezza, da quando cioè da Milano Città Studi, i parents (cosa gli sarà saltato in mente chi lo sa) ci hanno catapultato a vivere nella Terra di Mezzo, San Zenone al Lambro; ai confini estremi della provincia di Milano a sud, ai confini più settentrionali della provincia di Lodi. Proprio in mezzo. In mezzo… al nulla.
Ho sempre detestato la domenica.
O meglio (anzi, peggio), la domenica pomeriggio.
O meglio ancora (peggio ancora), la domenica pomeriggio quando volge alla sera, quando la luce assume una sfumatura grigio-bluastra e l’atmosfera si “svuota” improvvisamente.
Quel “click” che ferma tutto in istante, come a dire che basta, che il tempo del riposo, della casa, della famiglia, del dolce far niente o del frenetico far tutto termina in quel momento preciso e da lì in poi sarà solo un precipitare di secondi, minuti e ore verso il lunedì.
Esatto, più che Princess, sono la reginetta. La reginetta sì, ma di cosa esattamente?
Di casa? Mmm, anche no e anche la mia dolce metà ve lo potrebbe confermare seduta stante.
Dei fornelli? Mmmm, me la cavo, ma Suor Germana rimane un mito irraggiungibile.
Di bellezza? Mmmmmmmmm, direi che anche qui, pur avendo tutto sommato imparato ad apprezzare le mie magagne, io e Cindy Crawford – mitissimo irraggiungibilissimo – non siamo esattamente sorelle.
E allora reginetta di cosa?
Semplice, del procrastinare. Sono una procrastinatrice seriale, io.
“Cari Umani Miei, sedicenti Mamy e Papy,
è arrivato il 28 ottobre e io un anno fa oggi, intorno alle 4 del pomeriggio, entravo per la prima volta in punta di zampe in quella che allora era la vostra casa, oggi è la nostra.
Era un venerdì, me lo ricordo bene. Ricordo anche che quel giorno sono salito al 5° piano utilizzando per la prima volta in vita mia un ascensore, accompagnato dalla “zia madrina” Micaela e la zia Alice, che al Rifugio La Fenice erano state così carine con me. Mi hanno salvato da un destino crudele e inenarrabile, lo stesso a cui purtroppo molti galgo come me non sfuggono. In effetti io da loro al rifugio ci stavo bene e tutte le volte che le rivedo sono sempre contento, ma all’epoca non sapevo ancora cosa volesse dire avere una famiglia.
Tre settimane fa circa ricevevo una email molto gradita e per certi versi inattesa. Era di una persona che stimo molto e a cui sono affezionata. Era dell’Ingegner Goffredo Modena, Presidente della Fondazione “Mission Bambini“.
Mi scriveva per chiedermi di rinnovare il mio impegno come Heartbeater per la campagna Give The Beat.
Dico rinnovare perché Heartbeater lo ero già stata l’anno scorso; dico che la mail mi è giunta inattesa perché onestamente non pensavo di rifarlo.
Ogni 4 settembre “mi tocca” compiere gli anni, per fortuna.
Anche quest’anno è fatta. Tra una manciata di minuti scoccherà la mezzanotte e sarà di nuovo il 4 settembre.
Sarebbe ora di fare qualche bilancio degli ultimi 12 mesi, ma non ne ho voglia.
Ci siamo, forse.
Le benedette vacanze estive sono arrivate, oggi si parte. E questa volta sono davvero benedette, almeno sulla carta. Sono arrivata all’appuntamento estivo con la lingua di fuori, stanca. Non che abbia fatto chissà che, mi sarei potuta impegnare anche di più, ma vuoi una serie di disagi fisici, come la cervicalgia degli ultimi tempi e di cui scrivevo l’altro giorno, vuoi decisioni importanti che ho dovuto prendere, vuoi questo, vuoi quell’altro, alla fine posso proprio dire come diceva la famosa Magda in Bianco, Rosso e Verdone “Non ce la faccio piùùùùùù!”
Oggi pomeriggio si parte alla volta dell’isola che da diversi anni ormai fa da cornice alle nostre vacanze, la Sardegna.
“Uffa, oggi non gira!” recitava un vecchio spot televisivo in onda quando ero ragazzina (pensavo fosse della Fiesta – la merendina, non la macchina – ma mi sbagliavo: ho cercato su internet e ho scoperto che era la reclame della Neo Cibalgina). E invece no, oggi gira, gira eccome. Gira tutta la stanza, altro che, e senza che si danzi. Anzi, io sto proprio ferma, immobile, così rigida che sembro una mummia imbalsamata, ma qui gira tutto. E io sto per andare in orbita.
Da 15 giorni la maledetta è tornata. Era da tanto tempo che mi lasciava abbastanza in pace. Qualche dolorino ogni tanto, ma nulla di che.
Poi due settimane fa, una mattina mi son svegliata e “Ciao bella”, il mondo ha cominciato a girarmi intorno. Ho capito di essere tornata sulla luna: la cervicalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi si era rifatta viva, maledetta!