Ho sempre detestato la domenica.
O meglio (anzi, peggio), la domenica pomeriggio.
O meglio ancora (peggio ancora), la domenica pomeriggio quando volge alla sera, quando la luce assume una sfumatura grigio-bluastra e l’atmosfera si “svuota” improvvisamente.
Quel “click” che ferma tutto in istante, come a dire che basta, che il tempo del riposo, della casa, della famiglia, del dolce far niente o del frenetico far tutto termina in quel momento preciso e da lì in poi sarà solo un precipitare di secondi, minuti e ore verso il lunedì.
Da che mi ricordi, ho sempre amato il venerdì sera.
Quando andavo a scuola, perché poi per due giorni avrei potuto dormire un po’ più a lungo; quando ho cominciato a lavorare, idem con patate, con in più, nei tempi della gioventù scalmanata, la promessa di divertimento, risate, danze. Il venerdì sera per sette anni e passa della mia vita è stata la serata dell’Hollywood, locale glorioso a quei tempi, ora non so più.
Cominciavo a pregustarmi il divertimento dal giorno prima, poi arrivavano le 17, ora di lasciare il posto di lavoro, e mi precipitavo a fare la piega liscia, dal parrucchiere. All’epoca avevo una chioma leonina, da panterona, che necessitava della mano sapiente di un professionista per essere tirata liscia come un fuso. Mi piacevo, con i capelli da panterona, sono stati gli anni in cui nel mio piccolo sono sbocciata. Dopo ore di balli scalmanati la pettinatura era andata a farsi benedire, ma io tornavo a casa contenta (oddio, non sempre. In realtà il venerdì sera di quegli anni era sinonimo spesso di grandi arrabbiature, di delusioni amorose, mentre mi ostinavo a rincorrere un amore che mai si è trasformato in tale, nonostante la mia cocciutaggine del tempo. E menomale che è andata così, aggiungo io oggi con il senno di poi).
Ancora oggi il venerdì pomeriggio e ancora di più la sera, a maggior ragione se sto a casa tranquilla circondata dalla mia piccola famiglia (Simone e Jordan), il venerdì sera è sacro e continua ad essere sinonimo di orizzonti di leggerezza. Anche se la mattina dopo mi devo svegliare presto, anche se so che il weekend sarà iper-impegnativo, o al contrario “piattume totale”.
Il sabato è quasi sempre un soffio, ed è subito dannatamente domenica.
Che poi, la domenica mattina in realtà mi piace. Il risveglio nel silenzio ovattato. Il nostro condominio pur essendo popolato è incredibilmente quieto la mattina e riaprire gli occhi è quasi un piacere. Nella quiete risuona lo sbadiglio (Augggguh) sornione di Jordan, o il ticchettio delle sue unghiette sul pavimento.
Ce la prendiamo comoda tutti.
Se siamo in trasferta a casa dei genitori di uno o dell’altro non ho neanche da pensare al pranzo; se siamo a casa, mi dedico comunque con grande piacere alla cura dei miei due amori, cucinando qualcosa di buono, degnando di uno sguardo le piante (che a casa nostra sono autosufficienti per senso della sopravvivenza), bevendo il caffè con tutta calma.
Arriva il primo pomeriggio e un momento di ozio me lo concedo.
Poi però ad un certo punto scatta quel famoso click di cui sopra, un click a tradimento, e tutto cambia.
Mi coglie un’ansia di fondo quasi sempre ingiustificata, un senso di inspiegabile sconforto, come se non fossi in grado di affrontare il domani che verrà, come se non avessi scampo.
Un senso di inquietudine quasi atavica. Le ore scorrono veloci, improvvisamente mi ricordo che avrei dovuto fare cose che non ho fatto. E la testa viaggia a 150 km al secondo verso gli impegni della settimana che sta per cominciare, ma anche verso il futuro più o meno lontano.
In quei momenti vorrei essere in grado di cambiare vita, anche se come esattamente non so, di fermare il tempo, di riportalo indietro. Ma non è possibile, ovviamente.
Oggi poi piove tantissimo. Il cielo è plumbeo. Sono solo le 16 e 15, ma sembra molto più tardi.
Quel famoso click a tradimento non è ancora scattato, ma sento che sta per arrivare.
Ho preparato i biscotti al burro che ci piacciono tanto, in casa il profumo è delizioso. In sala Simone e Jordan riposano insieme beati sul divano. Io sono qui che scrivo e tra poco andrò in cucina a pensare alla cena. Farò rumore, per non sentire quel famoso click, ma arriverà.
Stanotte mi butterò nel sonno quasi sempre inquieto della domenica.
Sarà di nuovo lunedì, l’alba di una nuova settimana tutta da vivere.
Breaking away with the beast of both worlds
A smile that you can’t disguise
Every minute I keep finding
Clues that you leave behind
Save me from these reminders
As if I’d forget tonight
This time La LunaI light my torch and wave it for the
New moon on Monday
And a fire dance through the night
I stayed the cold day with a lonely satellite
New moon on Monday
And a fire dance through the night
I stayed the cold day with a lonely satellite(New Moon on Monday – Duran Duran)
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